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  • Immagine del redattoreStefano Anzuinelli

GIOVANI E ARTE: UN LEGAME CHE AFFONDA LE RADICI NELLA STORIA


È stata inaugurata negli scorsi giorni la 60esima edizione della Biennale di Venezia il cui tema quest’anno - peraltro molto attuale – è “Stranieri Ovunque/Foreigners Everywhere”: due parole potenti che spalancano scenari attuali e universi possibili e pone l’accento sulla diversità e l’inclusività, coinvolgendo artisti in gran parte provenienti da realtà geografiche spesso meno rappresentate sul palcoscenico dell’arte internazionale.


Quest’anno l’Esposizione Internazionale d’Arte tra le più prestigiose al mondo, dedica nei suoi padiglioni un considerevole spazio ai giovani artisti. Degno di nota il padiglione francese all’interno del quale la celebre maison di moda CHANEL si è fatta promotrice e mecenate dell'arte e dei linguaggi contemporanei, sostenendo il primo artista nero caraibico scelto per rappresentare la Francia alla Biennale. Classe 1986, Julien Creuzet è definito come un’artista la cui poliedricità si esprime attraverso poesia, musica, film e animazione. Second Yana Peel, Global Head of Arts & Culture per CHANEL, “l’artista incarna il simbolo di un’arte viva, dinamica, capace di intessere dialoghi fra le molteplici tradizioni culturali e di ispirarsi alla ricchezza dell’esistente, come dimostrano le sue opere dove elementi trovati per caso sulla battigia sono posti al fianco di capolavori della pittura classica. È audace ed emozionante, una figura ispiratrice dell’arte contemporanea”



Visitando il  padiglione francese la scorsa settimana ho scoperto uno spazio attraversato da fluidi, incorniciato da giganteschi pannelli LED,  aperto a un immaginario radicale e collettivo, popolato di presenze divine e collegato a Venezia e alle sue acque. Un ambiente immersivo, composto da oltre 80 sculture di sei diverse tipologie, sei nuovi lavori video, sette sequenze per un’opera musicale in una dimensione olfattiva. “Quello che voglio offrire al pubblico in questo padiglione è una zona di confluenza complessa e sensoriale, un’esperienza da vivere profondamente. Ecco cosa rappresenta per me questo spazio. È un crocevia, un luogo dove si può incontrare tutto e, soprattutto, trovarsi faccia a faccia con se stessi”, ha dichiarato Creuzet. Ritengo che il giovane artista francese rappresenti un continuum con la tradizione filosofica e letteraria del suo paese laddove si faccia portavoce del concetto di “flusso di coscienza” di Bergson, del fluire dei pensieri scatenati da una manifestazione sensoriale improvvisa e subitanea come in Proust, nel famosissimo brano della “madeleine” in “Alla ricerca del tempo perduto”. 



Più in generale credo che l’artista contemporaneo abbia il dono del “coraggio”, quello in particolare di esporsi anche a critiche negative con un unico obiettivo principale: veicolare il proprio modo di intendere l’arte. È un atteggiamento anticonformista che viene sempre più apprezzato dalla maggior parte del pubblico giovanile, alla ricerca costante di nuovi modi di esprimersi e di sfidare la maniera  convenzionale di rapportarsi alla realtà.


La piena fiducia riposta in questo giovane artista caraibico mi ha ispirato ad approfondire il tema del rapporto che storicamente lega i giovani talenti all’arte e “ho scoperto” una storia straordinaria che coinvolge proprio Brescia.

Nel 1899 la contessa Felicita Bevilacqua La Masa, veneziana di nascita e bresciana da parte di madre, dona il palazzo di Ca’ Pesaro alla Città di Venezia, affinché gli artisti giovani, cui è “spesso interdetto l’ingresso alle grandi mostre”, possano trovare un luogo di esposizione. 

Nel 1895 era nata la Biennale d’arte di Venezia e il rapporto con Ca’ Pesaro si configura su due livelli: da un lato il Comune e i privati iniziano ad acquistare opere importanti della Biennale e nel 1902 Ca’ Pesaro le accoglie, diventando sede della Galleria d’Arte Moderna di Venezia. Dall’altro lato, nel 1907, quando il ventitreenne Nino Barbantini ne assume la guida, il Museo inizia a svolgere pienamente la funzione di sostegno ai giovani, proponendosi come laboratorio artistico delle nuove tendenze, soprattutto quelle non accettate alla Biennale.


Le mostre “Bevilacqua La Masa a Ca’ Pesaro” nascono infatti proprio come “campo sperimentale giovanile”; tuttavia, ben presto, assumono tale forza e identità da diventare, tra il 1908 e il 1914, occasioni espositive alternative e antagoniste alla rassegna principale. Proprio in questo periodo vi è ospitata una straordinaria personale dedicata ad Armando Testa. 

La lungimirante contessa Bevilacqua era originaria di Brescia e il palazzo di famiglia Negroboni-Bevilacqua era l’antica sede del Credito Agrario Bresciano nella nostra centralissima Piazza Duomo.




Dr. Stefano Anzuinelli

Licei Paritari Isaac Newton™            

Founder & CEO





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