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Da un libro a cinque volti: quando il “mondo possibile” è entrato nelle nostre classi

  • Immagine del redattore: Stefano Anzuinelli
    Stefano Anzuinelli
  • 23 nov 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Quando, l’anno scorso, ho scritto del nuovo libro di Nicolò Govoni, Un Mondo Possibile, ero rimasto colpito dalla forza con cui intrecciava visione e storia personale. Le sue parole parlavano di coraggio, di educazione come atto politico nel senso più alto, e di un’idea semplice, ma rivoluzionaria: se vuoi cambiare il mondo, inizia da una scuola.

Allora ancora non sapevo che, di lì a poco, Still I Rise e Nicolò Govoni avrebbero scelto il Liceo Newton come prima scuola italiana partner di un progetto di scambio culturale. Quel messaggio, che così tanto mi aveva colpito, è entrato fisicamente nelle nostre aule, sotto forma di cinque ragazzi arrivati a ottobre dalla Still I Rise International School di Nairobi. Non come ospiti in transito, ma come parte della nostra comunità scolastica.Un passaggio dal simbolico al reale che raramente nella mia vita professionale ho visto così nitido.



L’arrivo dei ragazzi: una lezione di realtà

Il giorno in cui sono arrivati a Brescia, ho rivisto in loro la stessa scintilla che spesso noto nei nostri studenti quando li porto all’estero: una miscela di entusiasmo, timidezza, curiosità, aspettativa. Solo che, questa volta, la distanza percorsa non era solo geografica, ma anche culturale e sociale.

Questi cinque studenti vengono da Mathare, una delle aree più complesse di Nairobi, eppure frequentano la prima scuola al mondo che offre gratuitamente il percorso dell’International Baccalaureate a bambini profughi e vulnerabili. Una scuola che incarna le stesse idee che porto avanti da anni nelle mie scuole: l’eccellenza educativa dovrebbe essere un diritto, la scuola una casa e l’educazione un ponte, non un recinto. 



Le prime settimane: una scuola che diventa “casa”

Nei corridoi del Newton è accaduto qualcosa di raro, quasi impercettibile, ma evidente agli occhi di chi lavora nella scuola da tutta la vita: gli studenti italiani hanno iniziato a guardarsi attorno con occhi diversi. A osservare, ascoltare, fare domande. È questo il valore di un’esperienza internazionale ben costruita, non aggiunge nozioni, allarga la percezione del possibile.

I cinque studenti, Peter, David, Doris, Ebenezer, Braitone, si sono inseriti rapidamente. Li ho visti sedersi nei nostri spazi, che per me rappresentano l’essenza di una scuola contemporanea, arredi e spazi accoglienti, angoli dove fermarsi a parlare, luoghi che invitano alla responsabilità e al rispetto reciproco. La filosofia di Still I Rise “La scuola è casa” ha trovato un’eco naturale nel nostro metodo educativo. E questa armonia spontanea è stata, per me, una delle conferme più forti che fosse il progetto giusto in cui coinvolgere i miei ragazzi.



Una crescita reciproca

È meraviglioso vedere come in questo progetto ci sia un arricchimento reciproco in cui tutti vincono. Noi stiamo offrendo contesto, esperienza, apertura, e loro ci hanno portano prospettiva, resilienza, lucidità, una cultura del “fare con poco” che può insegnare moltissimo ai nostri studenti occidentali.

E questo, lo dico con profonda convinzione, è il futuro dell’educazione internazionale: non esportare modelli, ma farli incontrare.

Sono ragazzi che hanno un’allegria contagiosa, sogni concreti e una forza d’animo incrollabile per poterli realizzare. Anche questa è una lezione che stanno insegnando ai nostri studenti (e anche a qualche adulto): credete in voi stessi, coltivate la creatività e il vostro talento, siate affamati di conoscenza. 



Brescia vista attraverso occhi nuovi

Li abbiamo portati a scoprire la città, a visitare musei, a camminare tra le nostre vie storiche. Ogni volta osservavo come interpretavano ciò che vedevano: la meraviglia per luoghi che a noi sembrano familiari, la curiosità con cui si soffermavano sui dettagli, la naturalezza con cui chiedevano “perché?”.

Per un educatore, non c’è domanda più preziosa.

E intanto i nostri ragazzi comprendevano quanto spesso diamo per scontato: sicurezza, opportunità, continuità didattica, libertà di movimento. Il valore pedagogico di questa consapevolezza è incalcolabile.



Un ponte che resta

Quello che stiamo vivendo non si esaurirà il 14 dicembre. Sono certo che molti dei nostri studenti manterranno un legame con i ragazzi di Still I Rise, continueranno a parlarsi, a confrontarsi, a condividere pezzi di vita.

Le esperienze più forti, quelle che cambiano davvero, non si misurano in settimane ma in profondità. E questa, lo sento chiaramente, è una di quelle.

Quando ho chiuso il libro di Govoni, mesi fa, mi ero appuntato una frase: “Un mondo possibile inizia da chi ci crede per primo.”

Oggi posso dire che non è solo una frase da libro, è ciò che abbiamo visto nascere nella nostra scuola. E se è vero che la scuola può cambiare le vite, allora questo progetto è la prova concreta che quell’idea funziona, cammina, attraversa oceani, arriva fino a noi e assume la forma di un grosso sorriso, quello di cinque meravigliosi ragazzi. 


Dr. Stefano Anzuinelli

Licei Paritari Isaac Newton™            

Founder & CEO

 

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