• Stefano Anzuinelli

Riflessioni filosofiche sul Primo Maggio e dintorni



Del concerto del Primo Maggio abbiamo scritto la scorsa settimana, analizzando la genesi storica della festa a livello globale e il proprio impatto mediatico italiano, dalla prima edizione dell’evento musicale del 1990 dal palco di piazza San Giovanni a Roma.

Pio e Amedeo: c’è da ridere! Siamo sicuri?

Quest’anno l’attenzione sul Concertone ha avuto però un prologo venerdì sera, quasi un assist perfetto, giocato da una rete Mediaset a favore di Rai, un passaggio quasi degno della fama di Lionel Messi! Cosa è successo? Nel corso della trasmissione “Felicissima Sera” su Canale 5, il duo comico Pio & Amedeo ha infiammato la serata con una serie di dichiarazioni ironiche su temi molto delicati quali politicamente corretto, razzismo, antisemitismo, violenza contro le donne, Gay Pride e diritti LGBT.



I due comici, nel corso di un lungo dialogo di una ventina di minuti, hanno esordito così:

Ci vogliono far credere che la civiltà sta nelle parole, ma è tutto qua nella testa”, ha detto Amedeo, “fino a quando non ci cureremo dall’ignoranza di quelli che dicono con fare dispregiativo, che è quello il problema, ci resta un’unica soluzione: l'autoironia”.

E poi, una sequela di termini ed espressioni colloquiali, gergali e scurrili usati per definire categorie e stereotipi del politicamente corretto: donne, ebrei, neri e omosessuali:

Nemmeno ricchione si può dire più, ma è sempre l'intenzione il problema. Così noi dobbiamo combattere l'ignorante e lo stolto. Se vi chiamano ricchioni, voi ridetegli in faccia perché la cattiveria non risiede nella lingua e nel mondo ma nel cervello: è l'intenzione. L'ignorante si ciba del vostro risentimento”.

Michele Bravi, parole che pesano

Il giorno successivo, dal palco del Concertone, Michele Bravi replica così ai due comici:

"Le parole sono importanti tanto quanto le intenzioni, le parole scrivono la storia, anche quelle più leggere possono avere un peso da sostenere enorme".


Anche Ruth Rudeghello, presidente della comunità ebraica di Roma interviene nella polemica:

Nella tradizione ebraica il mondo viene costruito con la parola e attraverso le parole possiamo distruggerlo. Non è vero che il problema sia l’intenzione che si mette, il tema sono le parole per il significato che assumono e per ciò che contribuiscono a creare nell’ambiente in cui viviamo. Si può scherzare su tutto? Certo, lo hanno fatto comici veri e di livello, consapevoli dell’importanza della parola e degli effetti che ha prodotto nella storia. Sdoganare l’aggettivo ebreo con il significato di tirchio per esempio, può sembrare rivoluzionario solo agli ignoranti che non conoscono le cose. Penso che abbiano voluto affrontare un tema importante con eccessiva superficialità dicendo che basta ridere in faccia a chi ti insulta”.

Rai contro Fedez, contrapposizioni ideologiche

Così il tema si sposta dal venerdì sera di Canale 5 al sabato di Rai 3 e sul palco del concerto, da Michele Bravi a Fedez che, terminata la propria esibizione canora, legge una dichiarazione scritta e già oggetto di un contenzioso il giorno precedente la diretta tra il cantante e i membri del consiglio di vigilanza della RAI che gli avevano chiesto di conoscere il contenuto delle sue dichiarazioni prima della messa in opera, consigliandogli di evitare di esporre al grande pubblico televisivo le dichiarazioni di alcuni politici in merito ai temi oggetto del DDL Zan. Tale dialogo telefonico è stato poi pubblicato da Fedez in suo post su Twitter, con conseguente infiammata polemica social su temi politici e sociali che gravitano attorno al grande e importante tema della censura in televisione. Un problema tutto interno alla sinistra? Fedez contro Rai 3 e i suoi vertici? Una polemica innescata dal DDL Zan?


Riflessioni filosofiche, sempre attuali

Ma questa contrapposizione ideologica, può essere oggetto di una corretta ermeneutica linguistica? Ci può venire in aiuto lo strutturalismo filosofico di de Saussure, Jakobson e Barthes per comprendere i termini della questione?

Cerchiamo di comprendere cosa si intenda in linguistica con i termini significato e significante: secondo il classico modello a tre elementi, il significato è la nozione o immagine mentale generica che possediamo di un oggetto, la quale media tra la parola e la cosa. Ad esempio, il concetto di albero ci dà modo di riconoscerlo sia che si tratti di un abete che di un fico. Il significante è la forma, che rinvia a un contenuto. Ora, significato e significante sono, per lo strutturalismo, inscindibili. Non è quindi possibile che un epiteto rivolto a una persona, ancorché mitigato dal tono della voce o dal contesto, possa essere ricevuto dalla persona oggetto dello stesso in maniera neutra e indolore.


Il grande linguista e semiologo Tullio De Mauro prese in esame il turpiloquio dei politici o dei personaggi pubblici e giudicò entrambi i fenomeni come prove della scarsa capacità di usare al meglio le risorse di una lingua come l'italiano, molto complessa sin dai tempi di Dante.

Eugène Ionesco, il grandissimo drammaturgo francese, padre del teatro dell’assurdo assieme a Beckett, scriveva: “O parole, quali crimini si commettono in vostro nome!

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