top of page

Studiare a Brescia e avere una laurea americana: come SSM sta cambiando il modo di vivere l’università

  • Immagine del redattore: Stefano Anzuinelli
    Stefano Anzuinelli
  • 13 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

Per anni abbiamo pensato che per costruire un profilo davvero internazionale bisognasse partire, lasciare la propria città, cercare altrove, andare dove il mondo sembrava correre un po’ più veloce e dove l’approccio fosse meno “provinciale”.  Oggi questo schema, almeno in parte, cambia. E cambia anche da Brescia.



La notizia è semplice, ma ha un peso concreto: Swiss School of Management è stata ufficialmente autorizzata dal Texas Higher Education Coordinating Board a conferire Bachelor’s, Master’s e Doctoral Degrees nello Stato del Texas. Tradotto per chi legge da casa: a Brescia oggi è possibile intraprendere un percorso che porta a una laurea americana, dentro una business school che lavora in inglese, con impostazione internazionale e una didattica fortemente orientata al mondo del lavoro. Non è un dettaglio formale, è un fatto che apre una domanda più interessante: che cosa significa, davvero, per uno studente bresciano?


La prima risposta è che cambia il punto di partenza. Perché qui non si parla soltanto di ottenere un titolo - per quanto siamo onorati di poterlo dare, solo quattro istituzioni in Italia sono autorizzate a rilasciare American Higher Education Degrees - si parla di accedere a un modello formativo che mette insieme tre elementi che raramente convivono bene: una dimensione internazionale, una forte connessione con il lavoro e la possibilità di costruire tutto questo restando dentro il proprio territorio.


In un’epoca in cui il rischio, per molti ragazzi, è trovarsi con un percorso teoricamente valido ma poco leggibile nel mondo reale, la differenza la fa proprio l’impostazione. Il percorso del BBA è in inglese, si sviluppa in tre anni e non immagina lo studio come una parentesi separata dalla realtà. Al contrario, lo collega fin da subito a stage, visite aziendali, project work, lezioni con professionisti, esperienze pratiche. L’idea di fondo è chiara: non basta accumulare nozioni, bisogna imparare a muoversi in contesti veri.



Ed è qui che la laurea americana smette di essere soltanto un’etichetta distintiva e diventa un segnale culturale. Perché dietro quel titolo c’è un’idea precisa di formazione: più orientata al problem solving, più esposta all’uso dell’inglese come lingua di lavoro, più abituata a far convivere apprendimento, responsabilità e visione internazionale.


Per un territorio come il nostro, questa non è una notizia secondaria. Brescia è uno dei cuori produttivi del Paese, fatta di imprese, filiere, aziende familiari, export, manifattura, commercio, servizi. In un contesto così, la domanda vera non è solo “dove studiare?”, ma “con quali strumenti presentarsi nel lavoro di domani?”. E oggi questi strumenti hanno nomi molto concreti: capacità di analisi, leadership, competenze digitali, comprensione dei mercati, attitudine multiculturale, flessibilità.


La seconda parte del ragionamento riguarda allora le opportunità. Perché ogni volta che parliamo di università, prima o poi arriviamo lì: cosa cambia per chi esce?

Cambia che un ragazzo può costruire un profilo più vicino a ciò che oggi cercano le aziende. Non solo conoscenze di business, ma anche abitudine a lavorare in gruppo, a comunicare in modo efficace, a presentare idee, a confrontarsi con problemi reali. Cambia che un neolaureato non si presenta solo con un titolo in mano, ma con un percorso che lo ha già esposto a dinamiche professionali, internazionali e operative. Cambia, soprattutto, che il confine tra “studio” e “lavoro” diventa meno rigido.


Questo vale per chi sogna una carriera internazionale, ma vale anche per chi immagina il proprio futuro qui, magari dentro un’azienda del territorio, magari in una PMI, magari dentro un’impresa di famiglia che ha bisogno di nuove competenze e di uno sguardo più aperto.

Ed è forse questo il punto più interessante di tutti: una laurea americana a Brescia non racconta l’idea di un ragazzo che deve per forza andarsene. Racconta, semmai, la possibilità di partire meglio.

Con più strumenti. Con più lingua. Con più visione. Con più credibilità nel momento in cui si entra nel lavoro.

Per questo la notizia non riguarda solo chi sta scegliendo l’università. Riguarda anche le famiglie, le imprese, il territorio. Perché ogni volta che una città offre ai suoi giovani la possibilità di alzare il livello della propria formazione senza obbligarli a scegliere tra radici e apertura, quella città sta facendo qualcosa di importante.

E forse oggi l’internazionalità più utile è proprio questa: non quella che ti impone di lasciare tutto alle spalle, ma quella che ti insegna a stare nel mondo partendo da dove sei.


Dr. Stefano Anzuinelli

Licei Paritari Isaac Newton™            

Founder & CEO

 





 
 
 

Commenti


© 2024 STEFANO ANZUINELLI - EDUCATIONAL COUNSELOR

  • Bianco Facebook Icon
  • Bianco Instagram Icona
bottom of page