Educare è diventato più difficile?

Lettera di inizio anno a studenti, famiglie e colleghi del Campus Isaac Newton
È la domanda che mi è stata posta per la prima puntata della nuova stagione di Teletutto Racconta, ed è la stessa che sento risuonare, quasi ogni giorno, nei colloqui con le famiglie. Vorrei provare a rispondere qui, all'inizio di questo anno scolastico, perché la risposta riguarda tutti noi: studenti, genitori, docenti.
La mia risposta è sì. Educare è diventato più difficile. Ma non perché i ragazzi di oggi siano peggiori di quelli di ieri. È diventato più difficile perché gli adulti sono più soli.
Nei colloqui incontro genitori più preoccupati di un tempo, spesso stanchi, a volte smarriti davanti a figli che sembrano vivere in un mondo parallelo. E incontro ragazzi più fragili, certo, ma anche più consapevoli: sanno nominare le proprie emozioni come le generazioni precedenti non sapevano fare, e chiedono, senza dirlo, adulti capaci di ascoltarli.
Quel mondo parallelo ha spesso la forma di una stanza chiusa e di uno schermo acceso. Alberto Pellai e Barbara Tamborini, nel loro “Esci da quella stanza”, descrivono con lucidità come il digitale abbia trasformato il gioco e la socializzazione dei ragazzi, e offrono ai genitori una bussola concreta per riportare i figli nel mondo. Matteo Lancini, in “L'età tradita”, ci invita invece a guardare gli adolescenti oltre i luoghi comuni: prima di chiederci che cosa non va nei ragazzi, dovremmo chiederci che cosa stiamo offrendo loro noi adulti.

La nostra risposta: esserci
Se la difficoltà nasce dalla solitudine, la risposta non può che essere la presenza. Ogni ragazzo ha bisogno di almeno un adulto che lo conosca per nome, che sappia come sta, che se ne accorga quando qualcosa non va.
In cinque anni la nostra scuola è passata da 80 a 250 studenti. È una crescita di cui siamo orgogliosi, ma che porta con sé una sfida precisa: diventare più grandi senza smettere di essere una comunità. Per questo, quest'anno, abbiamo scelto di essere ancora più presenti nella quotidianità della scuola, con un principio semplice: nessuno deve affrontare da solo i momenti difficili. Non uno studente, non un genitore, non un docente.
Presenza, però, non significa sostituirsi ai ragazzi. I ragazzi crescono quando diventano protagonisti. È l'idea da cui è nato “Studenti in Cattedra” il libro che abbiamo pubblicato con Erikson e che delinea nel dettaglio il nostro progetto educativo: quando uno studente spiega ai compagni, prende la parola davanti alla classe e se ne assume la responsabilità, scopre di valere più di quanto pensasse. Daniel Goleman ci ha insegnato, con “Intelligenza emotiva”, che le competenze emotive si possono imparare come quelle cognitive. La scuola ha il dovere di allenarle.

C'è poi una competenza che raramente trova posto nei programmi: la capacità di stare bene. Arthur Brooks, che insegna alla Harvard Business School e ne scrive in “The Happiness Files”, sostiene che la felicità non sia uno stato d'animo che capita, ma qualcosa che si coltiva con metodo. È da questa idea che nasce il percorso sulla felicità che stiamo preparando per i nostri studenti più grandi.
Leggere insieme
Mi è capitato più volte, al termine di un colloquio, che un genitore mi dicesse di non aver mai incontrato un insegnante che gli consigliasse un libro. Quella frase mi è rimasta addosso. Credo che una scuola debba saper consigliare letture anche alle famiglie, perché educare è un lavoro che si fa insieme. I romanzi di formazione, da “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano a “Io e te” di Niccolò Ammaniti, ci aiutano a capire dall'interno la solitudine degli adolescenti meglio di molti manuali. E “Lezioni d'amore per un figlio” di Stefano Rossi ricorda a ogni genitore che il linguaggio dell'affetto si può imparare.

A ciascuno di voi
Ai nostri studenti. Non dovete essere perfetti, e non dovete farcela da soli. Uscite dalla stanza, anche quando è più comodo restarci: la fatica di stare con gli altri, di sbagliare davanti a qualcuno, di aspettare il proprio turno è la stessa che vi farà crescere. E quando qualcosa non va, chiedete aiuto: a scuola c'è sempre un adulto pronto ad ascoltarvi.
Ai genitori. Educare è un'alleanza. Vi chiediamo fiducia anche quando la scuola dirà qualche “no”, perché ogni “no” detto con rispetto è un atto di cura. Da parte nostra vi promettiamo ascolto, presenza e la disponibilità ad affrontare insieme anche i momenti più difficili.
Ai colleghi. Grazie. La crescita di questi anni porta la vostra firma, la vostra dedizione e la vostra pazienza. Quest'anno vogliamo esservi ancora più vicini, perché nessuno di voi debba sentirsi solo davanti a una classe difficile o a un colloquio complicato.
Alla domanda da cui siamo partiti rispondo, in fondo, con una certezza: ai ragazzi di oggi non servono adulti perfetti. Servono adulti presenti. È questo l'impegno che prendiamo con voi, per tutto l'anno che ci aspetta.
Buon anno scolastico a tutti.
Di tutto questo parleremo lunedì 12 ottobre, alle ore 18:00, in diretta su Teletutto Racconta, nel nuovo salotto condotto da Andrea Lombardi e Daniela Affinita. Un'ora di dialogo, insieme a una pedagogista, per provare a rispondere a una domanda che riguarda ogni famiglia. Vi aspetto.
Dr. Stefano Anzuinelli
Amministratore Delegato
Campus Isaac Newton
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